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Come nasce un cosmetico

Ci sono diversi passaggi che sottendono alla preparazione di un prodotto cosmetico, e tutto quanto è regolato da rigide normative specifiche continuamente aggiornate. Sebbene possa apparire semplice prendere e mescolare determinati ingredienti, le figure designate per questa operazione non sono individui presi a caso, ma si tratta di una équipe creata ad hoc.

a) Dentro alla caverna del piccolo chimico

b) Quali sono le regole per la produzione di cosmetici naturali?

c) L’ingrediente segreto sancisce la differenza nella cosmesi naturale

d) La lettura dell’INCI come arma di difesa

e) Gli eccipienti : ecco gli ingredienti OK e quelli KO

 

a) Dentro alla caverna del piccolo chimico

Tutto parte da un’attenta analisi del settore di riferimento, cioè dallo studio delle tendenze in essere ed un’accurata valutazione della concorrenza. Una volta estrapolati questi dati, e valutati i punti forti della propria azienda, si procede con l’individuazione di un prodotto da creare. Il realizzatore materiale è un formulatore specifico, che ha studiato e conseguito il titolo per diventare chimico cosmetologo.

Egli, considerando la tipologia di prodotto da creare, nonché la base formulativa derivata dal target di riferimento, individua gli ingredienti più idonei da utilizzare ed avvia la preparazione. Solo dopo aver conseguito risultati positivi in merito alle prove di efficacia e stabilità, nonché dai test microbiologici eseguiti sulla formulazione, egli procede con prove su volontari resisi disponibili a verificarne efficacia e gradevolezza attraverso la somministrazione di test clinici e dermatologici.

b) Quali sono le regole per la produzione di cosmetici naturali?

Considerando che in Italia è praticamente impossibile preparare e mettere in commercio dei cosmetici preparati al di fuori di un laboratorio chimico, il mondo dei cosmetici  naturali comprende tutte quelle formulazioni, destinate all’applicazione epidermica, che vengono preparate con ingredienti di origine biologica, privi di sostanze chimiche irritanti e di conservanti.

Ecco perché occorre sottostare ad una ferrea regolamentazione creata esplicitamente per tutelare il consumatore, regolamentazione che deve essere rispettata per produrre e porre in commercio qualsiasi prodotto che voglia considerarsi cosmetico. Ogni formulazione cosmetica, infatti, deve essere preparata in modo rigoroso e attento, garantendo la sua stabilità per un certo periodo di tempo senza incorrere in deterioramenti incontrollati, e tale da poter essere utilizzata in piena sicurezza da qualsiasi fruitore.

c) L’ingrediente segreto sancisce la differenza nella cosmesi naturale

Oggigiorno il mercato sembra essere rifornito di tutto ciò che serve, e in un certo senso lo è. La ricerca di un prodotto, pertanto, deve spesso districarsi tra una moltitudine di offerte che considerano tantissimi fattori. Spaziando da prodotti a prezzi stracciati a formulazioni costosissime, bisogna anche chiarire se ci si vuole affidare a preparati basati sull’utilizzo di ingredienti naturali o su articoli che implichino sostanze provenienti dalla migliore ricerca chimica.

Ogni linea cosmetica ha proprie peculiarità, ma se si desidera fidelizzare con il cliente ideale è necessario dedicargli una formulazione che non sia già reperibile sul mercato. Ecco perché questo appare come il momento migliore per l’emersione di tutte quelle aziende italiane che, in virtù di una media grandezza, possono ancora prestare sia una meticolosa attenzione ai particolari, sia poter sviluppare dettagli propri di una nicchia di mercato.

Un brand rientrante in questa categoria è sicuramente Dhea Mather, il nostro laboratorio cosmetico che ha sede in Sardegna. SLa nostra  azienda è l’unica realtà in Italia che utilizza direttamente il latte d’asina fresco per la produzione della sua linea di cosmetici naturali, con una percentuale di prodotto puro oscillante dal 78% al 98%.

Il nostro laboratorio ha fatto leva sulla complessità della gestione dell’allevamento delle asine, caratterizzato da animali lasciati liberi di pascolare in mezzo alla natura, motivo per cui il trasporto immediato del latte in laboratorio ha richiesto anni di perfezionamento e messa a punto di conoscenze specifiche. Il risultato ottenuto è la produzione di cosmetici con altissime percentuali di principi attivi intatti derivanti dalle erbe di cui gli animali si nutrono.

Ecco perché il latte ottenuto, così prezioso e limitato, viene impiegato nella creazione dei cosmetici naturali: l’ingrediente segreto, per Dhea Mather, è sia riconoscere ai suoi animali un’intera esistenza vissuta in maniera naturale e biologica, sia garantire l’assenza di qualsiasi squilibrio per la madre e per il piccolo.

d) La lettura dell’INCI come arma di difesa

Partendo dalle basi, è giusto specificare sia il significato dell’acronimo INCI che il suo utilizzo. L’International Nomenclature of Cosmetic Ingredients altro non è che l’elenco di tutti gli ingredienti costituenti il cosmetico a cui fa riferimento, ingredienti descritti utilizzando una nomenclatura standard universalmente condivisa.

Divenuto obbligatorio dal 1997 obbliga le case cosmetiche a riportare su ogni articolo il proprio INCI, affinchè i consumatori possano trovare elencati (con un ordine decrescente di percentuale di utilizzo) tutti gli ingredienti impiegati per produrre il cosmetico che stanno acquistando. Il problema però consiste nel fatto che molto spesso l’INCI sembra scritto in un linguaggio decisamente poco comprensibile per la maggioranza dei fruitori.

Può però tornare d’aiuto un piccolo vademecum per la “traduzione” di ciò che si legge sulle etichette riportate sul retro della confezione del cosmetico che sta per essere acquistato:
le sostanze espresse in latino sono ingredienti di origine vegetale (aventi cioè una derivazione botanica);
le sostanze espresse in inglese sono ingredienti che sono stati sottoposti ad una trasformazione chimica;
tutti i coloranti invece sono sempre riportati in fondo con la sigla CI (Colour Index), seguita dal relativo numero di identificazione.

Pertanto, se l‘INCI del cosmetico che si sta per applicare sulla propria pelle sembra un libretto uscito direttamente dal “Nel nome della Rosa”, allora si può avere una certezza in merito alla bontà dell’intero prodotto.

e) Gli eccipienti : ecco gli ingredienti OK e quelli KO

Cosa sono gi eccipienti? Banalmente si potrebbe rispondere che si tratta della parte più abbondante di un prodotto cosmetico. In realtà il nome deriva dal latino eccipere, contenere, e pertanto il ruolo di queste sostanze cosmetiche può consistere sia nel fatto di contenere il principio attivo, sia nel partecipare direttamente al risultato cosmetico che si desidera realizzare.

L’enorme quantità delle materie prime che si riferiscono agli eccipienti è davvero enorme nella chimica cosmetica, soprattutto in virtù del fatto che se ne annoverano oltre 5.000 unità. Da qui scaturisce la necessità di una suddivisione razionale degli elementi, avvenuta attraverso la classificazione sulla base delle loro funzioni

.- Gli eccipienti lipidi comprendono olii, grassi, cere e burri, e sono classificati rispetto alla loro derivazione: mineralpetrolifera (come la vaselina e la paraffina), animale (per gli olii: tartaruga, visone, per le cere: spermaceti e lanolina), vegetale (per gli olii: oliva, mandorle dolci, avocado, germe di grano, per le cere: jojoba) e sintetica (i siliconi).
– Gli eccipienti acquosi si rifanno ad un componente principale, che è appunto l’acqua. Per poter essere utilizzata questa deve però rispettare due caratteristiche fondamentali: essere sterile (quindi priva di spore e microbi che non solo provocherebbero il decadimento del prodotto, ma potrebbero scatenare pesanti reazioni allergiche) ed essere demineralizzata (ossia senza elettroliti e tracce di metalli che scatenerebbero ossidazioni).

Nel caso si tratti di acqua distillata aromatica, questa può essere impiegata per il suo effetto decongestionante (se derivata dalle rose), o rinfrescante (se estratta dalla menta), o astringente (se
riferita ad Hamamelis). Se invece gli eccipienti acquosi devono avere una funzione umettante, vengono impiegate sostanze idrosolubili specificamente studiate per trattenere l’acqua all’interno del cosmetico.

– I tensioattivi! No, non sono una frangia politica, ma composti chimici in grado di abbassare la tensione superficiale. In soldoni grazie a questa categoria di ingredienti si possono diminuire le forze che normalmente non consentirebbero all’acqua di miscelarsi con i grassi presenti sulla cute. Riducendo questo limite si riesce a fare in modo che lo sporco grasso possa essere staccato e rimosso con il passaggio acquoso.

Ad ogni buon modo,  è meglio diffidare dai quei cosmetici che abbondano di queste sigle: BHA o E320, octoxynol, bronopol, DMDM hydantoin, quaternium-15, quasi tutte le sostanze terminanti in -paraben, triclosan, (MEA), (TEA),(DEA), oli di silicone, (PEG), (SLS), (SLES), paraffinum liquidum, propylene glycol, petrolatum, vaselina, e isopropyl.